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Lourdes

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Africa è...

Quando sono partita, la sera del 10 Agosto, non sapevo quasi nulla di dove sarei andata né cosa avrei fatto o visto. Di una cosa però ero certa: il Signore mi aveva permesso di vivere questa esperienza e sicuramente Lui sarebbe stato il mio custode e avrebbe vegliato su di me. Perciò anche il timore delle tante ore di volo e la paura del mal d’aria poi si sono affievolite e sono partita… Questa fiducia e serenità mi hanno accompagnato per tutto il viaggio e la mia permanenza a Mutuini e mi hanno aiutato ad affrontare anche le difficoltà e la fatica soprattutto dei primi giorni. Nel tratto di strada dall’aeroporto a “casa” il primo impatto con una realtà che, seppur vista tante volte in televisione o sui giornali, a vederla con i propri occhi fa un certo effetto… Il contrasto tra la zona “bene” costeggiata da siepi bellissime con piante e ricca vegetazione, e la strada sterrata dove si incontra di tutto: dal mercatino (dove si vende qualsiasi cosa), a quelli che cuociono carne sulla strada, agli uomini che siedono ai bordi della strada e “aspettano il tempo che passa”, alle donne che incontriamo ricurve,  cariche di enormi fasci di legna, e poi… i bambini.

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Sono loro che mi colpiscono con i loro occhi luccicanti, che ci salutano con la mano e sorridono. Molti sono a piedi nudi e, considerando che ora è la stagione fresca in Kenia e durante la notte piove sempre, certo non deve essere molto confortevole. Dopo circa 20 minuti di strada sterrata dove è un’ ardua impresa guidare anche con il fuoristrada, arriviamo alla casa delle suore. Sento subito un senso di colpa nel vedere la bella casa, il prato inglese, le siepi curate…e subito fuori del cancello non hanno quasi nulla.. . Dopo qualche giorno sarebbe iniziato il campo estivo al quale avrebbero partecipato 400 bambini (dai 6 ai ..20 anni). Dopo una notte di riposo, sono stata svegliata dal suono di un tam-tam (pensavo fosse qualche segnale per avvisare il treno in arrivo sulla vicina ferrovia).. ma era solo la grondaia che, dopo la pioggia notturna, perdeva acqua. Subito al lavoro: mi hanno chiesto di recuperare quaderni per i bambini che sarebbero venuti. Inizialmente mi è sembrato un’ingiustizia che loro non potessero avere un quaderno nuovo, colorato, come tutti i bambini, ma poi cominci a capire... E’ stata una gioia il lunedì mattina vederli arrivare, sotto una leggera pioggerella, con il loro cucchiaio in mano e qualcuno la matita. Fa freddo a quell’ora e alcuni hanno anche giacche a vento e cappelli di lana ma spesso ai piedi solo ciabattine e, visto la pioggia, infangate. A fianco del cancello ci sono i ferri messi apposta per pulire le scarpe all’arrivo e Suor Rosetta che dà ad ognuno il benvenuto. I giovani volontari che da giorni si preparano per queste attività sono tutti pronti per accogliere questi piccoli e far vivere loro due settimane intense di gioco, di festa, di preghiera… Quando tutti i gruppi sono formati, mi accorgo che arrampicati sul cancello ci sono altri ragazzi che vorrebbero entrare.. dico alla suora che potrebbe fare una eccezione, ma lei dice che non può. Mi sembra una cattiveria ma poi capisco… se fa entrare loro, domani ce ne saranno altri venti, e

poi ancora altri... non ci sono spazi, i volontari già sono pochi (perché metà del gruppo ogni mattina si sposta a Dagoretti, mezz’ora di cammino, dove li aspettano altri 400 bambini) e anche per le attività che hanno preparato. E’ bello vederli correre dietro alle gomme di auto e fanno a gara per accaparrarsene una; o le bambine che giocano saltellando una di fronte all’altra ma non capisco le regole… i più piccoli parlano solo il swali ed è difficile parlare  con loro ma comunichiamo con i gesti e i sorrisi… e così mi sono conquistata la simpatia dei due gemellini Paul e Merci. Alla ricreazione tutti vengono a salutare dandomi la mano e qualche ragazzo più grande si avvicina e mi chiede qualcosa dell’Italia. E loro sono fortunati perché hanno almeno un pasto assicurato.. . In casa c’è sempre da fare: siamo circa 50 persone (tra volontari,  suore e novizie) così si cerca di dare una mano a pulire il riso, pelare patate, pulire fagiolini… impastare dolci che sono molto apprezzati... E’ bello vedere che la maggior parte dei volontari è formata da ragazzi del posto che credono che, col contributo di tutti, possono aiutare a migliorare le condizioni della 

loro gente e così nel colloquio avuto un pomeriggio con Immaculate, una ragazza di Embu, semplice e generosa che, con la febbre è rimasta a giocare a piedi nudi sul prato con i bambini. E la cara Wincate che ha voluto farmi le treccine ma faticava perché i miei capelli le scivolavano tra le mani. I volontari mi hanno accolta come una di loro (anche se un po’ più vecchia) e l’ultimo giorno del campo, abbiamo gioito e pianto insieme. Le suore spendono la loro vita per questa gente, che è diventata la loro gente.. . Suor Rosetta è la prima ad alzarsi per preparare i termos per la colazione, e mangia sempre per ultima, dopo che tutti hanno avuto il loro piatto. E Sister Connie, la giovane suora scozzese che coordina i volontari, che con la sua semplicità e dolcezza ha conquistato il cuore dei ragazzi più grandi, ragazzi spesso recuperati dalla strada. E’ stato faticoso seguire le loro celebrazioni lunghissime, con canti interminabili e danze, soprattutto perché non ci capivo quasi niente, ma è stato bello pregare insieme l’unico Dio. Alla Messa di inizio campo il sacerdote nell’omelia ha detto una cosa che sono riuscita a capire; guardando i volontari ha detto: la diversità delle persone è come un bouquet di fiori di tipo e colore diverso. Esso è bello perché ha tanti colori e tanti fiori differenti. Questo mi ha fatto riflettere. Spesso il colore della pelle è qualcosa che allontana.. e non è stato facile nei primi giorni, ma il Signore mi dice che devo amarli così come sono… Non ho avuto tempo di girare; ho visitato altre due missioni; in una le suore hanno accolto anche 30 bambini orfani che vivono con loro; li abbiamo visti infilare perline per fare bracciali e collanine e allora ne abbiamo “acquistati” un po’. In un’altra casa a Nairobi vengono accolte bambine violentate e abbandonate. L’Africa che ho visto certo non è entusiasmante… ma mi porto dentro la voglia di cambiare di questi giovani, l’innocenza e il sorriso dei bambini e i loro occhi che brillano.. sono il sorriso di Dio che certo non dimentica i suoi prediletti, i poveri...

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Sono partita con una frase di R. Foullerau: “Amare non è donare ma condividere”.
Ho cercato di metterla in pratica ma non sempre ci sono riuscita.
E Don Bosco dice : “Tu fa quello che puoi, al resto ci pensa Dio” e voglio crederlo fermamente.

Eleonora

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